Famiglia e Società, la terza lezione di “Se non siam uni”

Famiglia e Società, la terza lezione di “Se non siam uni”

Domenica 30 ottobre si è tenuto il terzo dei cinque incontri previsti per il secondo ciclo di “…se non siam uni”, dibattiti a due voci organizzati dalla Regione Toscana nella splendida cornice del Salone delle Feste di Palazzo Bastogi, ogni volta su tematiche differenti. Questa volta il tema era ”Famiglia e Società. L’Italia formato famiglia” con le lezioni di Daniela Lombardi, professoressa di Storia Moderna presso l’Università di Pisa, e Carlo Corsini, professore di Demografia sociale all’Università di Firenze.

Quello che emerge fin da subito con l’introduzione di Alberto Severi è che la Famiglia è un valore molto importante in Italia e per gli Italiani senza sottovalutare il ruolo che la donna ha sempre avuto al suo interno e il rapporto da sempre discusso tra genitori e figli. Continua ad esserlo tutt’oggi, tanto che alcune volte diventa una questione spinosa come emerso con la dichiarazione di Padoa Schioppa sui “bamboccioni” e come fa notare sempre Severi: la società italiana è ancora impantanata con i figli dei medici che fanno i medici, i figli di avvocati che diventano avvocati ecc.

“La famiglia è sempre stato il punto focale dell’individuo stesso.”

L’intervento del professor Carlo Corsini è iniziato con l’evoluzione delle definizioni di “famiglia” nel corso degli anni, da quelle ottocentesche a quella della carta europea dei diritti.

Famiglia “fuoco”: insieme di conviventi che mangiano e si scaldano intorno allo stesso focolare. (censimenti 1861-1871)

Famiglia “naturale”: basata sui legami di parentela e affinità, origine del focolare domestico e distinta da convivenze collettive. (censimenti 1921-31)

Famiglia “giuridica”: la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. (Articolo 29 della Costituzione Italiana)

Famiglia di “fatto”: si riconosce il matrimonio legale ma si da spazio anche ad altre sue forme come ad esempio la convivenza di persone con sesso uguale o diverso.

Nonostante venissero riconosciute diverse formule di convivenza, quella del matrimonio religioso restava la forma alla quale si riconoscevano i maggiori diritti, ad esempio considerare i figli come legittimi solo se nati da una coppia spostata con matrimonio di questo tipo.

Il prof. Corsini, attraverso delle slide proiettate in sala, ha analizzato poi una serie di dati ISTAT sull’incremento e/o la diminuzione delle famiglie italiane. Prendendo visione di questi dati, si è dedotto un forte cambiamento della società nel corso degli anni:

  • Famiglie per dimensione: nel 1901 la media era 4,52 persone. Nel 1951 era 3,97. Nel 2001 era 2,59. Quanto sarà nel 2011? In Toscana: nel 1921 ogni famiglia aveva una media di 4,78 componenti. Nel 1981 era 2,87. Nel 2001 era appena 2,5.
  • Famiglie per tipologia: nel 1988 le famiglie senza nucleo, ovvero composte da una sola persona, erano il 20,7%. Nel 2009-10 si passa al 30,4%. Nello stesso periodo, le famiglie di un solo nucleo passano dal 78,8% al 68,4% e quelle di uno o più nuclei dal 1,2% al 1,2%.

E ancora… nel 2009-2010 le coppie con figli in Italia costituiscono il 36,3% rispetto al 49,4% del 1998.

La professoressa Lombardi nel suo intervento, in quanto storica, ha invece analizzato l’evoluzione della Famiglia e il suo ruolo nella società partendo dai giorni nostri e tornando indietro considerando anche questioni di carattere storico.

La famiglia era una delle principali dispensatrici di welfare, la forte solidarietà familiare che si può vedere oggi non era così presente anche in passato, al punto che se si può parlare di “età dell’oro” per la Famiglia lo si può fare solo dal ‘900 in poi. Fino alla fine dell’800 la fortissima mortalità produceva famiglie tristi e demoralizzate, orfani e mobilità per cercare lavoro. In quel periodo erano forti invece i legami parentali di membri fuori dalle famiglie e tra il vicinato. Non a caso nascono in quel periodo moltissimi istituti di assistenza (gli ospedali, intesi come luogo di ricovero per bisognosi come vecchi, invalidi, malati, vedove, orfani abbandonati) che però non erano alternative alla famiglia ma si impegnavano a richiamarle in maniera continua sollecitando le loro responsabilità.

La prof. Lombardi porta l’esempio del fiorentino Spedale degli Innocenti e del ruolo importante che aveva in città; non era un luogo di abbandono, ma di accoglienza. Le famiglie che vi portavano un bambino restavano comunque legittimate da delle leggi che le mantenevano in contatto in maniera costante con esso.
Alcune di queste leggi si riconoscevano come doveri i quali erano rispettati sia dalle famiglie che dagli istituti.

  • Le famiglie avevano l’obbligo giuridico di alimentare i propri figli, sia legittimi che non. Nonostante fosse in vigore questa legge, capitava che alcuni bambini venissero comunque abbandonati, proprio per questo nascevano delle strutture di sostegno per accoglierli. Quello che questi istituti si impegnavano a fare per rivendicare il dovere delle famiglie agli alimenti per i loro figli, era invitare ad inviare dei sussidi ai bambini;
  • Venivano emessi assegni di maternità, trasferimenti in denaro alle madri durante il primo anno di vita del bambino;
  • Persisteva l’obbligo di mantenimento da parte della famiglia per vecchi e inabili, e il senso di dovere dei figli nei confronti dei genitori. Poichè non sempre gli obblighi venivano rispettati, gli istituti che accoglievano queste persone, premevano contemporaneamente sulle famiglie concordando contributi e sussidi per rivendicare in qualche modo la loro responsabilità.

L’intervento prosegue con un paragone degli sgravi fiscali per le famiglie italiane con quelli di altri paesi europei. La professoressa fa notare che negli Stati dove il welfare è più generoso non significa che la famiglie non rispettino i loro doveri ma ciò vuol dire che vi è una responsabilità pubblica maggiore che si amalgama bene con quella individuale, è definita responsabilità mista.

La prof. Lombardi ha concluso il suo intervento puntualizzando che l’attuale forza della famiglia risulta essere proprio questo sistema di welfare diverso da quello che si registrava in passato nel quale tra famiglia e welfare c’era un forte squilibrio.

Una curiosità è stata chiarita grazie alle domande del pubblico, “Perchè il censimento si compila una volta ogi dieci anni?”. Il primo censimento in Italia è stato effettuato nel 1861 e da quel momento per legge è stata decretata la cadenza decennale, appunto, nell’anno che termina con 1. In Francia per esempio, la cadenza è sempre decennale, ma con gli anni che terminano con 0.

Come sempre, anche le prossime lezioni degli incontri di “…se non siam uni ” si potranno seguire in diretta suwww.consiglio.regione.toscana.it ewww.intoscana.it.

Inoltre il Consiglio della Regione ha attivato una casella di posta elettronica per raccogliere eventuali domande prima e dopo la lezione stessa: centocinquantesimo@consigli.regione.toscana.it

 Le prossime lezioni si terranno a partire dalle 10.30 nel Salone delle Feste di Palazzo Bastogi in via Cavour 18 a Firenze. Saranno tutte ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.

QUI trovate la pagina ufficiale su Facebook. QUI potete scaricare il programma in pdf. E non dimenticate che per l’aggiornamento in tempo reale su twitter basta seguire @senonsiamuni oppure il tag #senonsiamuni.

Vi ricordiamo i prossimi appuntamenti:

Domenica 13 novembre 2011 ore 10.30
Giovani e No: Generazioni alla prova -  La ‘colpa’ della gioventù
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti (L. Mercantini, La Spigolatrice di Sapri)
Non fidarti di nessuno che abbia più di 35 anni (J. Rubin, Do It!).
Vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai, ma che colpa abbiamo noi? (The Rockes, Ma che colpa abbiamo noi?)
Relatori: Chiara Saraceno (Wissenschaftszentrum für Sozialforschung, Berlino) e Marco De Nicolò (Università di Cassino)

Domenica 27 novembre 2011 ore 10.30
Leggere e Sapere: la Scuola degli italiani – L’abbecedario di Pinocchio
Vuoi darmi quattro soldi di quest’abbecedario nuovo? (C. Collodi, Pinocchio).
Fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli (E. De Amicis, Cuore).
Relatori: Tullio De Mauro (Università di Roma, “La Sapienza”) e Ilaria Porciani (Università di Bologna – Società Italiana delle Storiche)

In concomitanza con la lezione del 27 novembre, a Palazzo Bastogi, dal 26 al 30 novembre sarà allestita la mostra “Le pagelle nei 150 anni della scuola elementare in Italia, per una storia che ci ha visto tutti protagonisti“, a cura di Umberto Cattabrini.

Vi aspettiamo!

Tommaso Galli, Martina Maci, Mattia Marasco

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Autore
Aspirante ingegnere edile con la passione per la tecnologia. Decisamente Apple e Twitter Addict. Iperconnesso
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