Forum nazionale contro la mafia: una speranza di riscatto per Firenze

Forum nazionale contro la mafia: una speranza di riscatto per Firenze

È una notte tranquilla, quella che aspetta il 27 Maggio 1993: il lento scorrere dell’Arno sotto ponte Vecchio è illuminato dalle eleganti luci del centro fiorentino. Tutto tace, armonioso e quieto. Ma alle 1.04 trecento chili di tritolo sconquassano timpani e cuore della città, seminando morte e terrore in via dei Georgofili, sotto la torre de’ Pulci.

Il gigantesco boato non può restare innocuo: si registrano 5 morti e 48 feriti. A restare straziata non è solo l’arte del centro storico di una delle più belle città al mondo, ma l’identità di tutta la città. A sancirlo un urlo condiviso già nella notte: è stata la mafia.

Firenze si risveglia intontita e incredula: la linea della trincea contro la mafia si allunga fino alla Toscana e non si è impietosita di fronte alla magnificenza di Santa Maria del Fiore o del David. No, a Firenze la mafia ha detto la sua nel pieno stile della Cosa Nostra firmata dai corleonesi, fatto di prepotenza e sangue nel segno di un clamoroso attacco allo stato. I processi di Firenze lo hanno confermato poco tempo dopo.

Cosa ci facesse il pulmino sotto l’Accademia davanti alle finestre del palazzo dove abitavano due delle vittime, visto che il tratto di strada era soggetto a divieto di sosta, è uno dei tanti misteri, legati alle istituzioni, da sciogliere; ma non è questo il punto. Il punto è che la mafia con la M maiuscola affonda le sue radici nelle istituzioni più alte e lo fa senza guardare alla geografia del Paese, con modi e con accenti diversi.

A Firenze non ci sono morti per regolamenti di conti, ma lo zio Messana, parente del Capo Mandamento di Alcamo Giuseppe Ferro, a Prato dirigeva una azienda edile e guarda caso ha dovuto imprestare il suo garage ai “nipoti” Lo Nigro e Spatuzza, i due mafiosi esecutori della strage di via dei Georgofili. In base agli arresti e ai dati forniti negli ultimi venti anni, possiamo affermare che la Toscana non sia certamente terra di mafia con la coppola, ma di mafia con il doppio petto e il colletto bianco: non necessita del morto giornaliero ma al massimo di far saltare, quando occorre, qualche quintale di tritolo, così come fece anche nella strage del treno 904 avvenuta in Toscana nel 1984.

Queste stragi ad orologeria, spesso dimenticate, lo provano senza ombra di dubbio, purtroppo. L’”uomo di disonore” Calò è stato condannato all’ergastolo per la strage del treno 904, ma ovviamente sotto quella galleria non poteva essere solo a far saltare il treno in nome di altri dieci anni di tranquillità per gli affari di Cosa Nostra in Toscana: alcuni settori commerciali quali aziende tessili del pratese, locali notturni in Versilia e complessi immobiliari a Livorno…

Leggere alcune sentenze toscane basta per accorgersi del fenomeno ma non basta per capirne dimensioni e radicamento nel Paese, come accaduto a Firenze. Ecco perché per Firenze e la Toscana ospitare la VII edizione del Forum nazionale contro la mafia, il 18 ed il 19 Ottobre nell’Aula Magna dell’edificio D6 nel Polo delle Scienze Sociali di Novoli, significa molto di più che assistere ad una passerella di illustri docenti e magistrati.

Per Firenze sentire parlare, tra gli altri illustri relatori attesi, Antonio Ingroia, Sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Palermo che incrociò nel suo lavoro Falcone e Borsellino, è occasione per avere ragione di una ferita aperta che non potrà rimarginarsi finché si penserà che Cosa Nostra sia Cosa d’altri.

Per Firenze la mafia è una piaga, meno scoperta e profonda rispetto ad altre città del Sud, ma pur sempre una piaga, ancora da sanare. Ospitare la due giorni del Forum contro la mafia è dunque una ragione di riscatto personale per la città, ascoltarne i relatori significa non accettare il sonno ed il silenzio che la mafia vuole imporre sui suoi affari “senza coppola”.

Il programma completo della due giorni antimafia

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Laurea triennale in Media e Giornalismo e specialistica in Comunicazione Strategica. Giornalista e addetto stampa: spazio dal sociale allo sport e dagli eventi alla politica. Credo molto nell’associazionismo e pratico il calcio in tutte le sue forme. Nel tempo libero mi diletto anche con cinema, teatro, giochi di strategia, biliardino e ping pong. Seguo con interesse nuovi media e social network, in particolare Twitter e Facebook.
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