Domenica 13 novembre si è tenuto il quarto dei cinque incontri previsti per il secondo ciclo di “…se non siam uni”, dibattiti a due voci organizzati dal Consiglio regionale della Regione Toscana nella splendida cornice del Salone delle Feste di Palazzo Bastogi.
Il tema di questa lezione era “Giovani e no: Generazioni alla prova. La ‘colpa’ della gioventù.”
Anche questa volta la lezione è stata tenuta da due illustri accademici italiani: la professoressa Chiara Saraceno, docente di Sociologia della Famiglia presso la facoltà di scienze politiche all’università di Torino e attualmente ricercatrice presso il Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino, e il professore Marco De Nicolò, docente di Storia Contemporanea all’Università di Cassino.
In attesa dell’inizio della lezione è stato proiettato in sala lo Speciale TG1 “dire si, dire no“ andato in onda il 5 maggio 2008 poi, come di consueto, la lezione viene introdotta da Alberto Severi che lancia alcune riflessioni partendo da alcune domande come ad esempio, “Quanto i giovani hanno contribuito alla formazione del nostro paese? Sono stati solo carne da macello?” per conclude con “C’è stato un momento in cui la classe dirigente italiana è stata giovane o ha sempre prevalso la gerontocrazia?”.
Partendo dalla citazione di J. Rubin, che sarebbe poi diventata la frase simbolo dell’epoca dei moti studenteschi nel ‘68 che si erano già verificati in America e che a breve avrebbero coinvolto anche l’Italia, “Non fidarti di nessuno che abbia più di 35 anni” (da Do It!), Marco De Nicolò inizia il suo intervento cercando di verificare la compatibilità tra generazioni e chiedendo alla numerosa platea “Quanti anni hanno i giovani? Dai 14 a 40 anni?” e poi cita Rousseau il quale puntualizza che quello stadio di passaggio tra l’età giovanile e quella adulta è un punto fondamentale della natura dell’uomo perchè è come se egli rinascesse di nuovo.
Con un intervento storico, De Nicolò ci porta indietro fino alla restaurazione durante la quale ciò che è giovane viene etichettato subito come rivoluzionario; nel 1832, con Mazzini, nasce il movimento politico che coinvolge i giovani nonchè la “Giovine Italia” alla quale non ci si poteva iscrivere se si era già superata una certa soglia d’età; nascono quindi le sette segrete, la carboneria ecc…
Si arriva a Garbialdi, famoso per il suo saper trascinare fasce di età diverse nonostante non spiccasse per le sue capacità organizzative. Nel 1861, una volta ottenuta l’unità, non c’è un vero e proprio movimento giovanile ma inizia un periodo di declino dopo una lunga ascesa che riguardato i giovani in politica.
Successivamente si arriva alla società di massa dove la partecipazione dei giovani è comunque forte ma senza dei veri e propri conflitti tra generazioni.
Il professor De Nicolò si avvia alla conclusione citando anche Mussolini: “Non sempre la giovane età di chi era al potere ha portato a risultati lusinghieri” poichè egli è stato il più giovane della storia a ricoprire la sua carica.
Durante la conclusione De Nicolò non si scorda certo di accennare ai movimenti studenteschi che hanno investito l’Italia nel ‘68, movimenti di forte critica all’imperialismo e che voleva riportare alla ribalta il soggettivismo inteso come dovere di ripartire dalle idee dei singoli individui e gruppi diffidando dai comportamenti imposti dalle cariche politiche.
Giunto davvero al termine del suo discorso il docente ci lascia con queste parole tratte dal film l’Odio che vede tra gli attori protagonisti anche Vincent Cassel: “È la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, ma il problema non è la caduta ma l’atterraggio”.
Arriva il turno della dottoressa Chiara Saraceno, anche lei provoca il pubblico in sala con una domanda: “Cosa fare quando le generazioni non si susseguono?” una riflessione rilevante questa, sulla quale non si ragiona affatto, si è solo capaci di lamentele riguardo la bassa natalità.
E ancora, “I figli andranno a finire meglio o peggio dei genitori?”, vero è che i giovani di oggi, oltre ad avere un livello di benessere e salute maggiore (in particolare le donne), sono anche più istruiti ma nonostante questo, a breve termine, le aspettative di vita che si hanno per quanto riguarda un posto di lavoro dato ad un laureato, oggi, non sono più le stesse; anche la remunerazione è cambiata.
Resta comunque una stratificazione dei meriti, lauree come quelle di avvocato e medico (soprattutto) mantengono i posti alti della scala e si affermano come mestieri ben pagati.
La professoressa Saraceno mette in evidenza il problema della disoccupazione giovanile, la quale però non diventa un problema abbastanza riconosciuto dalle istituzioni poichè i giovani italiani possono contare molto sull’appoggio delle loro famiglie. Ecco riemergere quindi l’importanza della Famiglia in Italia nonchè prima dispensatrice di Welfare, come già detto dalla professoressa Daniela Lombardi nella precedente lezione su FamigliaeSocietà.
E’ il momento delle domande, tra i quesiti si fanno spazio anche impressioni e precisazioni. Si accenna alla dichiarazione dei “giovani bamboccioni” di Padoa Schioppa, ci si chiede se a questo punto il grande valore che ha la Famiglia in Italia sia un bene o un male per il futuro dei ragazzi. E poi ancora, un docente universitario presente in sala fa notare come attualmente ci sia molta disparità tra le lauree e i problemi di valutazione che gli studenti riscontrano in quelle Facoltà composte per la maggior parte da un corpo docente di ex “Sessantottini”.
La lezione si chiude con le parole di De Niccolò in risposta ad un’osservazione sui giovani protagonisti della primavera araba contrapposti ai giovani italiani che dopotutto non hanno un futuro roseo davanti: “I giovani arabi devono costruire qualcosa. I nostri giovani devono sopravvivere a qualcosa.”
La prossima lezione, l’ultima di questo ciclo, si terrà come di consueto a partire dalle 10:30 nel Salone delle Feste di Palazzo Bastogi in via Cavour 18 a Firenze.
Una curiosità, a partire dal 26 novembre fino al 30, verrà allestita, sempre all’interno di Palazzo Bastogi, una mostra intitolata “Le pagelle nei 150 anni della scuola elementare in Italia, per una storia che ci ha visto tutti protagonisti“, a cura di Umberto Cattabrini.
Come sempre, anche la prossima lezione di “…se non siam uni ” si potrà seguire in diretta su www.consiglio.regione.toscana.it e www.intoscana.it e sarà sempre ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Inoltre QUI trovate la pagina ufficiale su Facebook. QUI potete scaricare il programma in pdf. E non dimenticate che per l’aggiornamento in tempo reale su Twitter basta seguire @senonsiamuni oppure il tag #senonsiamuni.
Domenica 27 novembre 2011 ore 10.30
Leggere e Sapere: la Scuola degli italiani – L’abbecedario di Pinocchio
Vuoi darmi quattro soldi di quest’abbecedario nuovo? (C. Collodi, Pinocchio).
Fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli (E. De Amicis, Cuore).
Relatori: Tullio De Mauro (Università di Roma, “La Sapienza”) e Ilaria Porciani (Università di Bologna – Società Italiana delle Storiche)
Vi ricordiamo inoltre che il Consiglio della Regione ha attivato una casella di posta elettronica per raccogliere eventuali domande prima e dopo la lezione stessa: centocinquantesimo@consigli.regione.toscana.it
Vi aspettiamo!
Tommaso Galli, Martina Maci, Mattia Marasco












